A novembre 800 euro ai precari del settore sport

All’articolo 16 della bozza del decreto ristori si legge che «per il mese di novembre 2020, è erogata dalla società Sport e Salute S.p.A., nel limite massimo di 124 milioni di euro per l’anno 2020, un’indennità pari a 800 euro in favore dei lavoratori impiegati con rapporti di collaborazione presso il Coni, il Comitato Italiano Paralimpico, le federazioni sportive nazionali, le discipline sportive associate, gli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni e dal Cip, le società e associazioni sportive dilettantistiche».

Requisiti:

compensi annui inferiori ad euro 10.000,00

nessun altro rapporto di lavoro dipendente

Purtroppo allo stato attuale, in mancanza di una disciplina concreta del settore ed in “assenza” di un contratto per la categoria, che rispetti il lavoratore e la professionalità nei confronti dell’utenza, si rischia che il contributo, così come formulato non vada ad aiutare chi realmente ne ha bisogno.

Infatti, se i requisiti rimangono quelli del primo intervento, gli operatori (allenatori, istruttori etc.) che svolgono l’attività a tempo pieno non avranno diritto a percepire alcunché.

Accade molto spesso infatti, che un soggetto abbia un contratto part time ed il restante monte ore venga coperto con i compensi sportivi. In tali casi, il fatto di avere un contratto da lavoratore dipendente il contributo è escluso. Ciò comporta che in tale situazione il soggetto si trova nella condizione di non poter percepire nulla, in attesa dell’erogazione della sola cassa integrazione (a distanza di mesi dall’effettivo bisogno) per un lavoro part time. Stesso discorso per chi, privo di un contratto (che dovrebbe esistere) svolge la propria attività solo come collaboratore sportivo. In tal caso è pacifico che chi guadagna più di 10.000,00 euro l’anno stia svolgendo la propria attività prevalente e che non abbia altri introiti. Tali categorie, che sono gli effettivi lavoratori del settore si trovano a tutti gli effetti esclusi dal contributo che dovrebbe essere stato creato per aiutarli.

Proseguendo senza valutare le singole realtà si rischia che a percepire il contributo sia solo chi svolge prestazioni sportive a tempo perso come per esempio gli studenti che per pagarsi gli studi riescono a fare qualche ora al giorno o nei finesettimana. Senza nulla togliere a tali soggetti è evidente che sia indispensabile una valutazione sull’intera categoria.

Sono anni che si parla di una riforma dello sport, che si richiede professionalità e competenza, forse questo momento storico potrebbe essere utile al fine di intervenire una volta per tutte e tutelare una categoria finalizzata al benessere comune.